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Dietro al sipario – 15 film sulla psicologia della mente umana


 • di Mario Donnici •


Siete psicologi?  Oppure studenti alle prese con i complessi Freudiani? State completando un dottorando?  O  più semplicemente appassionati di psicologia in cerca di ispirazione? In tutti questi casi, vi proponiamo una carrellata di film (in ordine cronologico) che trattano argomenti psicologici o affini, che esplorano le connessioni fra i protagonisti e le loro personalità nonché le intriganti connessioni nascoste dietro il sipario dei meandri della mente umana. Ce n’è per tutti i disturbi…ehm gusti!

 

1. American Sniper (Clint Eastwook – 2015)

Iniziamo da un classicone, un caso per così dire “da manuale”. Chris Kyle è un soldato che ha più volte prestato servizio come eccellente cecchino in Iraq, tanto da essere soprannominato “Leggenda”. Tornato a casa dopo le sue missioni, decide di dedicarsi alla moglie e al figlio appena nato. Tuttavia assistiamo anche allo sviluppo di una tipica sindrome che colpisce i reduci di guerra e in generale chi vive eventi estremi: il disturbo post-traumatico da stress. Kyle infatti mostra diversi segni del disturbo, come problemi del sonno, flashback, reazioni spropositate dovute al rivivere l’esperienza traumatica in Iraq. Clicca qui per il trailer

2. Still Alice (Richard Glatzer – 2014)

In questo caso Julianne Moore interpreta Alice, una stimata professoressa della Columbia University alla quale, alla soglia dei cinquant’anni, viene diagnosticata una forma precoce di Alzheimer. Il film racconta con accuratezza e delicatezza il dramma di vivere con l’insorgenza dei devastanti sintomi di questa malattia che purtroppo  intacca, tra le altre cose, le funzioni mentali sulle quali si basa la nostra identità. Da qui la derivazione del titolo a nostro avviso impeccabile “Still Alice” ovvero “Alice c’è ancora”. Clicca qui per il trailer

3. Supercondriaco (Dany Boon – 2014)

Applausi per la scelta del nome, non a caso si tratta di una commedia francese. La trama è incentrata su Romain Faubert, un quarantenne ipocondriaco senza più amici a parte il suo medico curante Dimitri. Romain, come chiunque soffra di ipocondria, cerca continuamente su internet risposte alle sue preoccupazioni per i microbi e le malattie. Ovviamente questi comportamenti non faranno altro che aumentare la sua ansia per la salute. Tenta quindi una sorta di terapia d’urto (tecnicamente chiamata flooding) che metterà a dura prova le preoccupazioni di Romain e assicurerà allo spettatore un susseguirsi di avvenimenti tanto esilaranti quanto plausibili. Clicca qui per il trailer

4. Blue Jasmine (Woody Allen, 2013)

Jasmine è la moglie di un facoltoso uomo d’affari il quale, condannato per frode finanziaria, viene arrestato. Finisce così l’agiatezza economica di Jasmine e si sgretola in un attimo la sua maschera fatta di vezzi e lussi tipici dell’alta società. Da quel momento inizia il fallimento personale e finanziario di Jasmine e il suo cambiamento di status sociale la porta al declino psicologico verso la depressione associata all’abuso di alcol e Xanax. Fragile, disforica e labile emotivamente, Jasmine decide di cambiare vita e trasferirsi nel modesto appartamento della sorella Ginger, un tempo snobbata per via della sua umile esistenza. Clicca qui per il trailer 

5. Shame (Steve McQeen – 2011)

Brandon (Michael Fassbender) è un affascinante e avviato uomo d’affari che  ha una grave dipendenza dal sesso e dalla pornografia. I suoi bisogni irrefrenabili si consumano compulsivamente e disperatamente in continue masturbazioni e rapporti con prostitute. Tutto ciò ha lo funzione di allontanarlo da qualsiasi coinvolgimento intimo autentico. L’unica fonte di piacere (e di sofferenza allo stesso tempo) è data dalla meccanicità dei suoi rituali onanistici e dei suoi rapporti sessuali. L’arrivo in città della sorella Sissy (affetta da un disturbo borderline di personalità) rappresenterà per Brandon un’occasione di cambiamento. In “Shame”, Steve McQueen mette in scena tutta la disperazione e la solitudine di questi percorsi di vita carichi di sofferenza. Clicca qui per il trailer 

6. A dangerous method (David Cronenberg – 2011)

Ed eccoci giunti ad una delle pellicole più famose e discusse tra gli addetti ai lavori. Siamo di fronte ad una vicenda che appartiene alla storia della psicoanalisi e che probabilmente ha mutato il corso del pensiero psicoanalitico, portando prima all’avvicinamento e poi alla rottura tra Jung, Freud e la Spielrein. La stessa Spielrein risulterà una pioniera della psicoanalisi, ispirando le concezioni freudiane relative all’istinto di morte. Nel film, un giovane Carl Gustav Jung ancora fedele discepolo di Freud, prende in cura una giovane e attraente donna (Sabina Spielrein) affetta da isteria e dal passato segnato dalle violenze sessuali subite dal padre. Il rapporto tra Jung e la Spielrein, però, inizia a diventare motivo di inquietudine per lo psicoanalista, che presto non riuscirà a cedere al suo trasporto affettivo e sessuale per la paziente (quasi come ogni giovane psicologo alle prime armi). Clicca qui per il trailer 

7. Melancholia (Lars von Trier – 2011)

In questo film, lo spettatore verrà proiettato in una realtà dominata dalla perdita di senso e dalla paura della morte, intesa in senso assoluto. Il tutto attraverso i vissuti di Justine (giovane donna che cadrà in un episodio depressivo maggiore) e Claire (sua sorella, non visibilmente depressa, piuttosto ansiosa). In realtà sembra che i vissuti delle due sorelle siano due facce di un’unica medaglia rappresentata dall’alterazione del rapporto col mondo, che diventa svuotato per Justine e minaccioso per Claire. In effetti, dire che Melancholia parla di depressione è a alquanto riduttivo. Piuttosto, il film di von Trier affronta il tema da un altro punto di vista, ovvero quello più squisitamente esistenziale, cogliendone gli aspetti più tipicamente fenomenologici. Clicca qui per il trailer 

8. Antichrist (Lars von Trier – 2009)

Dello stesso controverso regista del precedente, quest’opera cinematografica ruota esclusivamente attorno ad una coppia (Willem Dafoe e Charlotte Gainsbourg) che perde il proprio figlio. Da allora lei svilupperà una sindrome psicologica caratterizzata da ansia, paura ed evitamento di luoghi da lei considerati minacciosi. Infischiandosi dei principi di deontologia professionale, il marito psicoterapeuta decide di accompagnare la donna nel luogo che lei ritiene la principale minaccia (l’Eden, ovvero il bosco nel quale hanno una casa). Il marito conduce quindi una specie di esposizione in vivo, tipica tecnica cognitivo-comportamentale per il superamento delle fobie allo scopo di ritrovare se stessi e superare il lutto. Al contempo, però, inizia anche un’escalation di ambiguità, angosce psicotiche e orrore. Clicca qui per il trailer

9. L’onda (Dennis Gansel – 2008)

Ricordo ancora il giorno in cui il professore di psicologia sociale, ai bei tempi dell’Università, proiettò questo imperdibile cult-movie sul potere negativo dell’eccessiva identificazione con il gruppo di appartenenza. Infatti, alla base del film vi è un esperimento di psicologia sociale, condotto da un professore con i suoi studenti ai quali viene proposta un’esercitazione con lo scopo di mostrare loro come funziona un regime totalitario. In pochi giorni, gli studenti mostrano di prendere sul serio l’esercitazione, estendendola al di là della scuola. Fondano quindi un movimento definito l’Onda, mostrando i tipici segni di intolleranza verso chi non faceva parte del loro gruppo. A quel punto lo stesso professore avrà difficoltà a interrompere l’esperimento, il quale sarà ormai sfuggito al suo controllo. Clicca qui per il trailer

10. Revolutionary road (Sam Mendes – 2008)

Il film è ambientato nell’America conformista degli anni ’50 e racconta la storia di Frank (Leonardo di Caprio) e April (Kate Winslet), una coppia da poco sposata. Il loro matrimonio sembrerebbe dall’esterno perfetto. La loro aspirazione a una vita diversa da quella della maggior parte delle famiglie americane dona loro l’illusione di essere speciali. Ma non è così. Anche loro verranno risucchiati nell’abitudinarietà, nella noia della vita quotidiana, nel conformismo. Gradualmente April inizia a soffrire della banalità e sedentarietà nella quale Frank si adagia, smorzando pian piano la sua voglia di vivere e la sua energia che un tempo aveva. April si spegnerà, fino a sprofondare nella depressione. Clicca qui per il trailer 

11. The hours (Stephen Daldry – 2002)

Il film, tratto dall’omonimo romanzo di Michael Cunningham, presenta attraverso un abile intreccio narrativo le storie di tre donne, appartenenti a tre epoche diverse, accomunate dal romanzo di Virginia Woolf “La signora Dalloway” e dalla profonda depressione che le caratterizza. La prima donna è la stessa Virginia Woolf: il film infatti si apre con il suo suicidio, gettandosi nel fiume. La seconda è Laura, una donna infelice e angosciata dalla sua vita piatta e monotona. La terza è Clarissa, alle prese con l’organizzazione della festa di compleanno del suo ex, uno scrittore malato di AIDS. Il male di vivere, l’insostenibilità dei vissuti di perdita, la percezione di negatività in se stessi e nel mondo, sono alcuni dei temi centrali della depressione affrontati dal film. Clicca qui per il trailer

12. Spider (David Cronenberg – 2002)

Tratto dal romanzo di Patrick McGrath, narra la storia di un paziente, affetto da schizofrenia, soprannominato Spider dalla madre. Cronenberg dipinge con egregiamente le angosce più profonde che si celano dietro i sintomi schizofrenici comunemente osservabili, in questo caso caratterizzati da disorganizzazione, deliri e allucinazioni. Tutto il film ruota intorno alle trame deliranti che il protagonista gradualmente costruisce, come un ragno (da qui il titolo “spider” appunto) alle prese con la sua tela. Il risveglio disorganizzato del suo passato, l’irruzione dell’imponente figura della matrigna, impongono Spider a costruire un senso che non può che essere delirante, mischiando fantasia e realtà. Clicca qui per il trailer 

13. The experiment – Cercasi cavie umane (Oliver Hirschbiegel – 2001)

Questo film riguarda una trasposizione cinematografica del famoso e ampiamente documentato “esperimento della prigione di Stanford” condotto dallo psicologo Philip Zimbardo. Anche questo è un must per uno studente di psicologia e anche in questo caso si tratta di un esperimento di psicologia sociale, ma a differenza del precedente, narra di fatti realmente accaduti. Un campione di persone viene diviso in due gruppi: ad uno era dato il compito recitare il ruolo del detenuto, all’altro del carceriere. I ricercatori furono però costretti ad interrompere anticipatamente l’esperimento poiché i soggetti erano andati al di là della loro “parte”. I carcerieri abusavano del loro potere fittizio, mentre i detenuti iniziavano a mostrare segni di evidente sottomissione e cambiamenti comportamentali. Il gioco, quindi, era diventato qualcosa di più. Clicca qui per il trailer 

14. A beautiful mind (Ron Howard – 2001)

Probabilmente lo avrete visto e rivisto, ma se non lo avete ancora fatto, vi consigliamo vivamente di rimediare al più presto. Si, perché questo meraviglioso film narra la storia del matematico e premio Nobel John Nash, della sua genialità scientifica che va di pari passo con lo sviluppo di una forma di schizofrenia paranoide. Questa patologia lo costringerà ad allontanarsi dagli ambienti universitari poco dopo aver messo a punto la teoria che gli avrebbe valso il Nobel molti anni dopo. Un film toccante e di interesse non soltanto psicologico, ma soprattutto umano.               Clicca qui per il trailer 

15. Ragazze interrotte (James Mangold – 1999)

Questo film, ambientato negli anni ‘60 e tratto del libro-diario “La ragazza interrotta” di Susanna Kaysen, mette in scena il complesso percorso di cura nel caso dei disturbi di personalità. In particolare, sottolinea come siano i fattori relazionali a permettere alla paziente di mettersi in discussione e imparare a regolare meglio le proprie emozioni e i propri comportamenti impulsivi e disfunzionali. Susanna, una ragazza con un cattivo rapporto con i propri genitori, a seguito di un tentato suicidio viene ricoverata in un ospedale psichiatrico con la diagnosi di “disturbo borderline di personalità” dove si relazionerà con altre ragazze: Lisa (Angelina Jolie), una bella e carismatica ragazza affetta da un disturbo antisociale di personalità; Daisy, una ragazza isterica molto viziata dal padre; Georgina, affetta da pseudologia fantastica (una “bugiarda patologica”, come si definirà lei stessa); Janet, una paziente che soffre di anoressia. Clicca qui per il trailer

• di Mario Donnici •

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