Affettività e genitorialità in carcere

Affettività e genitorialità in carcere. Alcuni progetti pilota

• di Emanuela Cardone •

Ri-sperimentare la famiglia e ri-costruire l’idea di casa

Nel precedente articolo (Un caso sui generis: la relazione madre – bambino nel particolare contesto della detenzione) ci eravamo lasciati accennando al discorso degli ICAM (Istituti di Custodia Attenuata per Madri Detenute) istituiti dalla Legge 62/2011. Il tema delle madri detenute con figli al seguito ha costituito un punto focale anche all’interno del 49° Convegno Nazionale del SEAC (Coordinamento enti e associazioni volontariato penitenziario) dal titolo “Minori autori di reato e altre vulnerabilità dietro le sbarre”, tenutosi i giorni 2-3 Dicembre 2016 presso il Carcere di Regina Coeli e la Casa Internazionale delle Donne di Roma.
Leggendo la Scheda di Valutazione dell’Associazione Antigone e la Relazione della Dott.ssa Marianna Grimaldi, stante i progetti pedagogici proposti e perseguiti nell’anno in corso, nell’ICAM di Milano, strettamente legato alla sezione femminile del Carcere di San Vittore, gli spazi sono organizzati con precise finalità pedagogiche sia per la madre che per il bambino. La struttura è composta, infatti, di una ludoteca (che porta il nome di Gabriella Battistel, indimenticata volontaria di San Vittore, per tutti la nonna dell’ICAM), di una sala comunitaria destinata ad attività varie e TV. E’ presente un cortile allestito con giochi per bambini; gli stessi bimbi sono accompagnati all’asilo nido e alle attività di quartiere, grazie anche alla collaborazione dei Volontari dell’Associazione Telefono Azzurro. Possono essere mandati fuori per periodi di visita (comunque non superiori a tre giorni), e nel caso di periodi di vacanza più lunghi, la madre deve necessariamente rientrare in carcere limitatamente al periodo di assenza del figlio. Allo stesso modo le mamme possono usufruire, oltre che dei permessi premio, anche dei “permessi di necessità”, per partecipare alle iniziative promosse dalla scuola per l’infanzia o per eventi esterni (es. la festa di fine anno scolastico o la festa per la celebrazione del Natale).

Affettività e genitorialità in carcere

Alle detenute è affidata l’organizzazione e la gestione delle attività di routine dell’ICAM. Questo include la pulizia della struttura, l’accudimento dei minori, i lavori di lavanderia e stireria, la cucina, attività incentivate da corsi di formazione ad hoc (I Laboratori Coccole&Fili, Ho cura di me, di Cucina) promossi e realizzati con la collaborazione delle istituzioni convenzionate presenti sul territorio. Ad esempio quello di cucina vede la fiera collaborazione degli studenti tirocinanti della Scuola Alberghiera “Amerigo Vespucci” di Milano. Tali laboratori si pongono come obiettivo quello di implementare le risorse genitoriali (preparazione e conservazione pasti, stimolazione di una maggiore attenzione alimentare e igienica, creazione di materiali e indumenti destinati ai bambini), e di offrire un bagaglio di conoscenze e competenze spendibili nel futuro.
Proseguendo nella lettura della Relazione della Dott.ssa Grimaldi vediamo che i più importanti progetti pedagogici, attivati a sostegno dell’affettività detenuta-madre bambino all’interno della struttura, possono essere cosi riassunti:
1) “Il laboratorio di Illustrafiabe” che attraverso il disegno e le emozioni si pone l’obiettivo di potenziare l’abilità di narrazione individuale, soprattutto in quelle mamme che non sempre usano la parola come canale comunicativo;
2) Il Libro “Mamma, dove siamo?” che, sviluppato dopo una fase preliminare (sei incontri tra le educatrici e le mamme detenute) e una operativa (scelta dei personaggi, dell’ambiente ecc.), ha permesso di affrontare le domande che i bambini molto spesso pongono rispetto la realtà complessa in cui vivono: dove siamo? Cos’è l’ICAM? Chi sono gli Agenti di Polizia Penitenziaria? E soprattutto, Perché mamma non può uscire? Ne è nata cosi una fiaba condivisa che ha permesso ai bambini di comprendere la realtà circostante, e alle mamme (co-autrici e co-illustratrici del testo) di trovare il modo adatto per spiegarlo. Ci si è dunque lentamente avvicinati ai temi della Legge, degli errori degli adulti e delle conseguenze che da essi derivano;
3) L’accordo firmato dal 2016 tra l’Associazione “Il Sipario dei Bambini” e la Direzione della CC di San Vittore che prevede una serie di iniziative di attività teatrale presso l’Icam e la possibilità, per le madri detenute e i bambini, di partecipare gratuitamente agli spettacoli organizzati dall’Associazione presso il Teatro “La Scala della Vita” di Milano.
Tutte le attività citate vedono la preziosa presenza e collaborazione delle educatrici incaricate dal Comune di Milano che affiancano quotidianamente le madri e i bambini, sostenendo e non sostituendosi al ruolo materno. Accanto ad esse ricordiamo la presenza di un medico (1 volta a settimana), di un pediatra, di un infermiere, del servizio psichiatrico e di una dentista volontaria esterna all’ICAM che offre le proprie prestazioni per eventuali bisogni dei bambini presenti in struttura. L’auspicio è la creazione di gruppi di auto e mutuo aiuto per affrontare il tema del lutto, ossia la separazione della diade madre detenuta-bambino.ffettività e genitorialità in carcere

La Stanza dell’Affettività e la Terapia del Sorriso

Dal 2005, presso la II° Casa di Reclusione di Milano-Bollate la Cooperativa Sociale “Spazio aperto servizi” è impegnata in progetti (attualmente, “La porta aperta del carcere: famiglia e territorio in rete”, con la collaborazione della ASLMi1) dedicati alla relazione genitoriale tra detenuto e figli che prevedono sia colloqui di sostegno mirati ad implementare le risorse genitoriali (svolti con il genitore detenuto e con quello libero, separatamente e, se opportuno, in coppia), sia la possibilità di incontro con i figli e il nucleo familiare in un’ambiente simile ad un’abitazione. Questi offrono lo spazio per elaborare le “fatiche” di essere genitore e sperimentare la famiglia in un luogo adatto. E’ un percorso di allineamento alla relazione e al successivo, imminente, ritorno in famiglia. Per le detenute si caratterizza come recupero dei processi di accudimento, e per i detenuti del ruolo normativo e orientativo (A. Scandurra).
All’interno della sezione femminile del carcere è stato predisposto, a tal scopo, un piccolo locale noto come la Casetta o la Stanza dell’Affettività, realizzata con l’aiuto di alcuni detenuti. Essa evoca ed è arredata come una casa, per favorire un clima ed un ambiente familiare e domestico che permetta un più naturale recupero dei gesti quotidiani, dell’identità e delle competenze genitoriali. Vi si trovano un angolo cottura fornito di elettrodomestici per la preparazione dei pranzi, una TV con lettore Dvd per guardare film di animazione, un divano, un tavolo, una libreria e un bagno munito di fasciatoio per il cambio-pannolini.
Della Casa Circondariale di Chieti, invece, ricordiamo soprattutto il progetto di Clown Therapy, dedicato al genitore detenuto e al figlio (sino all’età di 12 anni).
La presenza di una coppia di Clown si pone come obiettivo principale quello di favorire un “ponte relazionale” tra genitore, figlio e struttura penitenziaria, attraverso la creazione di uno spazio dall’impatto meno negativo (M. Artale). “I Clown partecipano a tutti i punti di transizione che coinvolgono il bambino – spiega la Dott.ssa Stefania Basilisco, funzionario giuridico-pedagogico all’interno dell’Istituto e Capo dell’ Area Educativa- e per punti di transizione si intendono l’ingresso, i controlli, i momenti di criticità (es. eventuali discussioni tra detenuto e coniuge) e il distacco (la separazione dal genitore detenuto a fine colloquio)”. “In particolare- prosegue la Dott.ssa- i Clown intervengono nelle fasi di criticità e distacco offrendo al bambino uno strumento transizionale, ossia un giocattolo che stimola un atteggiamento sereno di attesa al futuro incontro. In questo modo il bambino si distacca sì dal genitore detenuto a fine colloquio, ma stringe tra le mani un oggetto, un “dono” che simbolizza e concretizza la promessa di un prossimo incontro”. La scelta della figura del Clown in questo processo di umanizzazione della struttura penitenziaria non è casuale: si è voluto richiamare le miserie e la debolezza umana, esorcizzandole (M. Artale). Non solo : essa è subordinata alla consapevolezza della funzione del sorriso, sul quale molti autori hanno scritto. In particolare sembrerebbe che il sorriso abbia un duplice messaggio: è estraneo alla relazione agonistica da un lato, e a quella gerarchica dall’altro. Esso infatti instaura una relazione del tutto paritetica mettendo in rilievo il fattore “amicizia”, in cui nessuno dei due attori coinvolti pretende minimamente di prevalere, e favorisce l’esplicarsi di una situazione, di un clima e di un contatto ove la relazione asimmetrica e conflittuale sembra essere, anche per un solo momento, del tutto assente (F. Ceccarelli).
Quelle sopra menzionate sono tutte iniziative di grande valore ma purtroppo ancora oggi poco valorizzate. E’ invece auspicabile che qualcosa si muova in tal senso giacché queste esperienze permettono sia al bambino di riformulare una propria idea di casa, sia alla figura materna di vedersi riconosciuta autorevolezza e centralità nella relazione con il proprio piccolo. “Nel 2004, a Bruxelles, alcuni specialisti europei hanno relazionato che permettere ad un bambino al di sopra dei sei mesi di vivere in ambiente detentivo si configura alla stregua di una tortura. Questa indicazione è stata data a tutti gli Stati Europei ed è solo l’Italia, insieme a pochi altri Stati, a permettere ancora oggi che un bambino possa restare cosi tanto in carcere” (R. Palci). Certamente molti passi in avanti sono stati fatti a tutela dei diritti della donna detenuta e dei figli al seguito, ma ancora molto c’è da fare e da rivedere. Forse, come ha sottolineato la Dott.ssa Patrizia Patrizi, Relatrice nello scorso Convegno SEAC, “oggi, il compito della giustizia riparativa, è quello di riparare la giustizia”.

© Emanuela Cardone – Associazione MinD

Per ulteriori approfondimenti :
R. Palci, in Incontro Pubblico “Donne e madri detenute”, Centro Balducci, Zugliano, 13 Marzo 2014, presente su www.youtube.com
leg16.camera.it/561?appro=516
Fonte foto : www.bambinisenzasbarre.org

Condividi:
Emanuela Cardone

Emanuela Cardone