Mutismo Selettivo

Bambini silenziosi (fuori casa): il Mutismo Selettivo.

Il Mutismo Selettivo e’ una patologia che affligge bambini particolarmente sensibili e che non è ancora molto conosciuta, confondendola così con estrema timidezza o vergogna. Cosa c’è da sapere per aiutare chi ne è affetto.

I bambini affetti da Mutismo Selettivo parlano tranquillamente. Riescono a comunicare, non hanno alcun disturbo del linguaggio, neanche ritardi cognitivi o disturbi pervasivi dello sviluppo. Semplicemente, in certe situazioni le parole non escono. Non ne vogliono proprio sapere di uscire. E non è intenzionale, questa è una delle caratteristiche fondamentali del Mutismo Selettivo. I bambini non scelgono di non parlare. Non riescono.

Accade quando escono di casa, quando sono a scuola, durante la ricreazione o se al parco un altro bambino vuole sapere il loro nome. In quasi tutte quelle situazioni in cui può intervenire l’ansia sociale, perché il Mutismo Selettivo altro non è che un Disturbo d’Ansia infantile. Si nascondono, abbassano lo sguardo, evitano il contatto visivo, mettono il dito in bocca. L’ansia di essere guardati li blocca, blocca il loro linguaggio.

Cosa possiamo fare per aiutarli?

In un’intervista a D – la Repubblica, il Dott. Antonio Maria Ricci, pediatra presso il dipartimento di Pediatria della Fondazione Policlinico San Matteo Irccs, Università di Pavia, ha dichiarato:

“È consigliabile evitare alcuni comportamenti che potrebbero peggiorare questo disturbo e danneggiarlo ulteriormente. Ad esempio, è necessario evitare le punizione: aumenta l’ansia e acutizza i sintomi. Va evitato di promettere regali se il piccolo parla e di forzarlo troppo a parlare o accentuare troppo esplicitamente l’importanza di parlare. Bisogna cercare di ridurre la paura e l’ansia di questi bambini e di stimolare la relazione con i coetanei. Va compresa e stimolata la comunicazione non-verbale: tramite simboli, gesti del corpo, cartellini. Questo aumenta la comunicazione generale, facilita il contatto sociale con i coetanei e fa sentire il bambino più sicuro di se stesso. Insomma, bisogna cercare di stimolare l’interazione sociale: individuare coetanei adatti con cui far giocare il bambino durante la ricreazione scolastica, far lavorare in piccoli gruppi.”

Il consiglio finale è sempre lo stesso: rivolgersi a specialisti dell’igiene mentale che possano aiutarvi a capire come affrontare questa difficile e ancora sconosciuta patologia nel migliore dei modi.

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Cinzia Correale

Cinzia Correale

Psicologa Clinica - Esperta in Interventi Assistiti con Animali, Infanzia e Famiglia.