la musica

Compagna di viaggio: la musica

 • di Federica Papa •

Funzioni sociali e individuali della musica.

La musica. Un elemento che ci accompagna in diversi momenti della nostra vita e di cui spesso ignoriamo le diverse funzioni.

In questo articolo, partendo dagli studi di un neuroscienziato e musicista, Daniel J. Levitin, cercheremo di spiegare i possibili obiettivi della musica per la società e l’individuo, che passano dall’aiutare a fare gruppo al dare conforto, dal senso di appartenenza all’espressione di emozioni.

Cercheremo, inoltre, di osservare come la musica possa rappresentare un beneficio anche in quelle condizioni, patologie motorie e neurodegenerative, che difficilmente sembrano poter essere accostate a temi“artistici”, osservando, anzi, come a volte se non può danzare il corpo lo faccia la mente!

E lo faremo, consiglio, sempre tenendo a mente nelle lettura le parole di un celebre autore e compositore, nonché premio Nobel, Bob Dylan:

“Il bello della musica è che quando ti colpisce non senti dolore.”

La musica potrebbe essere considerata una costante nelle nostre vite.

Spesso diamo per scontato la presenza di un elemento che ci accompagna sempre: nei momenti di euforia, in quelli di sconforto, nei momenti più belli da ricordare e in quelli che a volte vorremmo cancellare.

LE FUNZIONI DELLA MUSICA

La musica, però, non è solo il sottofondo dei nostri vissuti, ma ha delle specifiche funzioni che, a partire dagli scritti del neuroscienziato Daniel J. Levitin (2008), possiamo dividere in sei tipologie:

 

1- la musica unisce e serve a fare gruppo.

Basti pensare a quanto intenso può essere il clima di appartenenza che si respira durante gli inni nazionali o, considerando sport internazionali, che potere di unione abbia l’aka nel rugby.

2- la musica come mezzo per socializzare. Condividere e riconoscere i gusti musicali aiuta l’individuo ad entrare nel gruppo dei pari ed acquisire un’appartenenza.

3- la musica come strumento educativo che permette di trasmettere la conoscenza attraverso filastrocche, giochi di rime e poesia.

4- simbolo di religiosità.

Ogni religione ha dei propri riti che spesso vengono espressi attraverso la musica diventando riconoscibili.

5- funzione di conforto.

Quando si è giù di tono ascoltare musica “triste” aiuta a scaricare e cacciare fuori da sé le proprie emozioni negative, dando un senso di sollievo.

6- simbolo di amore.

Da sempre la musica aiuta chi è innamorato ad esprimere i propri sentimenti e a confermare e suggellare il patto d’amore fatto con il o la partner.

 

Ma se queste sono le sue funzioni, come si inserisce la musica nella ricerca di benessere in presenza di una patologia?

L’ascolto della musica ha nel cervello effetti analoghi a quelli che si hanno con la somministrazione di alcuni farmaci, ossia la musica riuscirebbe a stimolare il circuito della dopamina, un sistema neurotrasmettitoriale implicato nel movimento, ma anche nella sensazione di piacere e nel tono dell’umore.

In particolare, secondo una ricerca di Daniel Levitin e coll. (2007), si è scoperto come in presenza di deficit importanti a livello di movimento, l’ascolto della musica riuscirebbe ad eccitare le zone che coordinano le nostre attività motorie.

Anche in situazioni di forte compromissione, come ad esempio nel morbo di Parkison, in cui il flusso del movimento viene compromesso, se viene data la possibilità di suonare o di muoversi al ritmo di una melodia, i movimenti anomali e difficoltosi che caratterizzano la malattia, riescono ad acquistare maggiore fluidità.

O ancora, si è visto come nei soggetti con sindromi neurodegenerative, quali la sclerosi multipla, l’ascolto e la produzione della musica possano migliorare diverse funzioni cognitive, quali l’attenzione, l’apprendimento, la comunicazione e la memoria, a volte compromesse dalla malattia (Raglio et al., 2015; Thaut et al, 2014).

Insomma, sia che ci si trovi in situazioni comuni ai più, sia che si viva una condizione di patologia, la musica è un potente strumento ed è utile per migliorare alcune funzioni cognitive, ma soprattutto migliora la capacità di dare un nome alle proprie sensazioni ed emozioni, permettendo di comunicarle esprimendo al meglio se stessi anche in situazioni non ottimali.

 

Bibliografia consultata:

Daniel J. Levitin, Fatti di musica. La scienza di un’ossessione umana, Codice Edizioni, 2008

Daniel J. Levitin, Dancing in the Seats, New York Times, October 26, 2007

Raglio A., Attardo L. , Gontero G. et al., “Effects of music and music therapy on mood in neurological patients”, World J Psychiatry, 2015.

Thaut MH. Peterson DA. McIntosh GC.et al., “Music mnemonics aid verbal memory and induce learning – related brain plasticity in multiple sclerosis”, Frontiers in Human Neurosciences, 2014

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Federica Papa

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