Eris - cuteness effect

Il “Cuteness Effect”: perché davanti a un cucciolo ci inteneriamo.

• di Cinzia Correale •

Nel contesto dell’ipotesi teorica della biofilia di Wilson (1984), il bisogno umano e la sua propensione a concentrarsi e di affiliarsi con gli animali (“biofilia”), così come la sua controparte (atteggiamenti negativi verso alcuni animali, o “Biophobia”), sono stati definiti come tendenze biologiche.

Come dimostrato da una serie di studi sperimentali, e riportato in un interessantissimo articolo di Marta Borgi dell’Istituto Superiore di Sanità, sembra che la predisposizione generale verso gli animali e gli stimoli emergano fin dalla prima infanzia. Anche nei soggetti con un deficit nell’ambito sociale (ad esempio, i bambini con disturbi dello spettro autistico) si è dimostrata la preferenza per le caratteristiche degli animali, così come anche un aumento dei comportamenti sociali in presenza di animali rispetto a dei semplici giocattoli.

Ma perché gli animali costituiscono uno stimolo così interessante per gli esseri umani? La questione non è stata ancora completamente chiarita. Cio’ che sicuramente sappiamo è che gli esseri viventi impegnano l’attenzione della gente più di quanto non lo facciamo gli oggetti, ed è stato ipotizzato che la ragione evolutiva dietro questa risposta è che l’attenzione agli altri esseri viventi è significativo per il mantenimento della forma fisica.

Lo studio degli atteggiamenti umani verso gli animali è una questione estremamente complessa, che coinvolge una moltitudine di aspetti evolutivi, psicologici e culturali. Tuttavia, la propensione delle persone verso alcune specie animali dipende fortemente da alcuni attributi intrinseci dell’animale stesso: le caratteristiche fisiche e comportamentali delle varie specie influenzano in gran parte la percezione umana e possono spiegare perché le persone nutrono delle simpatie o delle antipatie verso alcuni animali.

In letteratura si sostiene che gli esseri umani tendono a preferire gli animali che essi percepiscono come esteticamente accattivante o “carini”. Il termine “Cuteness” (in italiano = carino) viene spesso usato come misura indicativa di attrattiva ad uno stimolo comunemente associato con l’infanzia e gioventù. Il termine è stato concettualizzato da Konrad Lorenz e definito “Kindchenschema” (o baby schema) ed è stato descritto dal etologo come:

“un insieme di caratteristiche facciali (vale a dire, grande testa e un viso rotondo, un alto e sporgente la fronte, gli occhi grandi, e una piccola naso e bocca) in grado di innescare un meccanismo di sgancio innato per caregiving e orientamento affettivo verso i neonati” (Lorenz, 1943).

Più di recente, numerosi studi empirici hanno dimostrato che i possessori di questi tratti sono comunemente percepiti come simpatici e attraenti e sono costantemente preferiti a quelli con una configurazione del viso meno infantile.

Ecco svelato l’arcano!

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Cinzia Correale

Cinzia Correale

Psicologa Clinica – Esperta in Interventi Assistiti con Animali, Infanzia e Famiglia.