il disturbo da disregolazione dell'umore

Bambini fuori controllo: il disturbo da disregolazione dell’umore

 • di Cinzia Correale •

Il disturbo da disregolazione dell’umore è spesso confuso con il deficit di attenzione o con altri problemi del comportamento. Così, senza una corretta diagnosi, per molti bambini la cura giusta non arriva mai.

Il dottor Francesco Cro, psichiatra presso il Dipartimento di salute mentale di Viterbo, racconta il caso di Wyatt nell’articolo “Ragazzi esplosivi” pubblicato da “Mente e Cervello” (n. 130, ottobre 2015). Narra nell’articolo che a 10 anni Wyatt aveva iniziato una cura a base di metilfenidato associato a una terapia comportamentale, per un disturbo da deficit dell’attenzione e iperattività. Era sempre stato un “bambino irrequieto”, secondo i suoi genitori, e la sua capacità di tolleranza della frustrazione era praticamente nulla.

La terapia aveva ottenuto discreti risultati sul piano dell’attenzione, ma Wyatt si era fatto sempre più scontroso e lunatico: dargli dei limiti era sempre un’impresa e le sue reazioni consistevano nell’urlare e lanciare oggetti che trovava a portata di mano. A 12 anni era ormai evitato dai suoi fratelli, e quando fu sospeso da scuola per aver dato un pugno a un compagno che lo aveva sconfitto a scacchi, i suoi genitori lo portarono al New York-Presbyterian Hospital per un trattamento in regime di day hospital. Il dottor William Wood iniziò a raccogliere la sua anamnesi: dondolandosi avanti e indietro sulla sedia, Wyatt ammise con franchezza di andare incontro a esplosioni di rabbia incontrollabile, durante le quali era aggressivo verso le persone che lo circondavano. “Non posso controllarmi”, diceva. “Non voglio fare quelle cose, ma quando vado fuori di testa non penso a niente. E’ come se la mia mente si svuotasse”. Wyatt appariva in perfetta salute fisica, era pieno di energia e non sembrava depresso, sebbene fosse spesso di cattivo umore. Non era neanche solitario né scontroso, né tantomeno aveva mai sofferto di sintomi psicotici come deliri o allucinazioni. Non aveva mai compiuto gesti autolesionistici; le sue azioni non erano premeditate, ma nascevano in maniera impulsiva e in risposta a frustrazioni che non riusciva a tollerare. Anche la sua storia familiare sembrava relativamente serena, priva di grandi esperienze traumatiche. La pervasività del suo stato di irritabilità cronica, la sua particolare intolleranza alle frustrazioni, la frequenza, la gravità e la durata delle esplosioni di collera era tali da far pensare non solo a conseguenze o effetti secondari dell’iperattività, ma anche a un problema primario di regolazione emotiva.

Wood riscontrò in Wyatt un disturbo dirompente da disregolazione dell’umore, diagnosi di recente categorizzazione, inserita nella quinta edizione del Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders dell’American Psychiatric Association (DSM-5) tra i disturbi depressivi, come a volerne marcare la differenza da una parte con la sindrome da disattenzione-iperattività, considerata un’alterazione del neurosviluppo, e dall’altra con i problemi più strettamente comportamentali, come ad esempio il disturbo oppositivo-provocatorio. La persistenza dell’alterazione dell’umore presente nella disregolazione emotiva e la sua irritabilità cronica vengono inoltre considerati dagli psichiatri statunitensi più affini alla depressione che agli stati di euforia ed esaltazione tipici del disturbo bipolare, anche quando questo si manifesti nell’infanzia o nell’adolescenza.

La persistenza di quello stato d’animo irritabile e arrabbiato, e la propensione ad abbandonarsi a capricci decisamente fuori luogo per la sua età, erano per Wyatt un problema che gli procurava non poche difficoltà; i suoi scoppi d’ira non dovevano quindi essere interpretati come comportamenti strumentali, volti a ottenere ciò che desiderava, ma come fallimenti della sua capacità di autoregolazione emotiva. E’ proprio la capacità di regolazione il nucleo centrale del disturbo da regolazione dell’umore, che può colpire dal 2 al 5 per cento dei bambini, più spesso i maschi. Non è chiaro se il disturbo dirompente da disregolazione emotiva possa scomparire del tutto con l’età: in uno studio su 200 adolescenti, la psichiatra statunitense Ellen Leibenluft, direttrice della sezione sui disturbi dello spettro bipolare del National Institute of Mental Health di Bethesda, ha osservato la persistenza del problema in metà dei casi a due anni di distanza dalla diagnosi. Dopo altri due anni la percentuale dei ragazzi che rientravano ancora nei criteri diagnostici era scesa al 40 per cento; tuttavia una certa tendenza cronica all’irritabilità era ancora presente in più di un terzo del campione originale. La persistenza del disturbo non trattato può comunque rappresentare un fattore di rischio per lo sviluppo futuro di altre problematiche, come ansia, depressione e abuso di sostanze; non saper gestire con efficacia le proprie reazione può inoltre avere ovvie conseguenze sociali, come ad esempio, il rischio di scarsa tenuta sul posto di lavoro.

Come avviene con il disturbo da deficit di attenzione e iperattività, il rischio è che gli psichiatri abituati a trattare con pazienti adulti tendano a ignorare questi problemi, diagnosticando un disturbo di personalità o una psicosi e consigliando di conseguenza interventi terapeutici non appropriati o addirittura dannosi.

Wyatt intanto prosegue con costanza il suo percorso terapeutico, prefiggendosi di superare le sue difficoltà: dice che vorrebbe “avere più amici, andare meglio a scuola, e smetterla di fare il pazzo”.

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Cinzia Correale

Cinzia Correale

Psicologa Clinica - Esperta in Interventi Assistiti con Animali, Infanzia e Famiglia.