disformismo corporeo

La più brutta del reame – Specchi e Disformismo Corporeo

• di Sara Negrosini 

Specchi e Disformismo Corporeo

Mago dello specchio magico, sorgi dallo spazio profondo. Tra vento e oscurità io ti chiamo. Parla! Mostrami il tuo volto…Specchio servo delle mie brame, chi è la più bella del reame?

Grimilde, una donna come tante, vanitosa e ossessionata dalla propria bellezza ed invidiosa della bellezza della figliastra Biancaneve, al punto da desiderarne la morte, pur di restare la donna più bella del regno. Forse non è un caso, allora, invocare lo spirito dello specchio parlando di oscurità e chiamandolo “servo delle mie brame”.

[bra-mà-re]: desiderare ardentemente qualcuno o qualcosa.

E se ciò che si ricerca è una perfezione assoluta impossibile da raggiungere? E se il mio corpo non fosse mai abbastanza?

A molti capita di guardarsi allo specchio e notare qualcosa che vorrebbe migliorare. È giusto e normale preoccuparsi del proprio aspetto, in quanto rappresenta l’immagine di noi stessi che offriamo agli altri. Alcuni, però, esagerano e cadono vittime di una patologia che è stata definita “Disturbo da Dismorfismo Corporeo (DDC)”, o Dismorfofobia. Caratteristica fondamentale del disturbo è l’eccessiva preoccupazione per un difetto fisico immaginario o di modesta entità, al quale però il soggetto attribuisce un’importanza determinante per la propria vita sociale. Il presunto difetto fisico può riguardare qualsiasi parte del corpo: asimmetrie o sproporzioni del viso (naso, labbra, occhi, orecchie), i capelli, i peli, i genitali, il seno, i glutei, le mani, i piedi, le gambe o la muscolatura.

Lo specchio diventa così non solo il mezzo attraverso il quale poter esaminare nel dettaglio il proprio corpo, ma anche un’arma contro se stessi, al punto tale da arrivare ad evitare qualunque superficie riflettente. Molte sono le persone che rifiutano di farsi fotografare perché convinte che gli altri osservino in modo particolarmente negativo il proprio aspetto e che, quindi, possano notare quel difetto che tanto li tormenta. Qualunque forma di specchio diventa così l’esasperazione dei propri occhi e l’immagine diventa il valore per eccellenza. Quando non si accetta il proprio corpo, si rifiuta il proprio riflesso e si mettono in luce le insicurezze e la mancanza di autostima che ne deriva.

Le persone che hanno un’immagine corporea negativa pensano che l’unico modo per migliorare la loro insoddisfazione sia quello di modificare la loro apparenza, perché questo gli permetterebbe di sentirsi accettati dagli altri. È dunque un bisogno di accettazione che deve essere appagato, e il “capro espiatorio” del difetto fisico deve essere gradualmente abbandonato, così da vivere relazioni gratificanti e prive d’insicurezze. Vista la crescente importanza dell’aspetto fisico nella società moderna, non è inverosimile che la prevalenza della dismorfofobia sia in aumento, come si ritiene sia per altre condizioni psicopatologiche, come la bulimia e l’anoressia nervosa, nelle quali sono presenti disturbi dell’immagine corporea.

Voler correggere un difetto o voler modificare, nei limiti del possibile e del buon senso, un aspetto del nostro corpo non deve certamente diventare un tabù. Tuttavia è necessario essere vigili, soprattutto su noi stessi, ed evitare di trasformare un desiderio legittimo in un disturbo di natura psicologica.

Cara Grimilde, il male supremo non è la mela avvelenata, bensì quello specchio che ti fa bramare la perfezione e non br-amare la felicità.

 

Per info, chiarimenti o consulenze: saranegrosini@associazionemind.it – 3297315339

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Sara Negrosini

Sara Negrosini

Psicologa – Psicosessuologa – Specializzanda in Psicoterapia ad approccio umanista-bioenergetico