androfobia

L’androfobia e le donne terrorizzate dagli uomini.

• di Gabriella Attimonelli • Vi è mai capitato di avvicinarvi ad un uomo e di averne paura? Vi è mai capitato di avere a che fare con un’anoressica sentimentale? Pensate che si possa “guarire”? E qual è la migliore ricetta per fargli capire che anche lui ha bisogno d’amore?

L’androfobia è la paura irrazionale per gli uomini. E’ una particolare tipo di una fobia che viene diagnosticata da un esperto e non si tratta di un “capriccio femminile”. Alla vista o in presenza dell’oggetto fobico , ovvero gli uomini, si scatena una reazione che è incontrollata e spropositata e che porta l’individuo ad allontanarsi da ciò che provoca gli attacchi.  Si tratta della paura o l’avversione morbosa alle persone di sesso maschile, probabilmente a causa di un evento traumatico in giovane età sia con un uomo o con un bambino. Coloro che ne soffrono sentono ansietà persino quando si rendono conto che loro non rappresentano una minaccia reale.

Fra i sintomi dell’androfobia si segnalano nervosismo e sudorazione eccessiva in presenza di un uomo. Nei casi più gravi, possono manifestarsi i sintomi del panico, nausea, respiro corto e una spiacevole sensazione di svenire.

Chi soffre di androfobia non necessariamente scappa via urlando alla vista di un uomo, ma vede nel genere maschile ogni tipo di difetto e nessuna possibilità di miglioramento. Il termine venne coniato da due psicologi, Connell Cowan e Melvyn Kinder, ma successivamente ha assunse una coloritura politica per indicare le donne che rifiutavano il matrimonio come un’unica opzione.

Adesso vi è molta più tolleranza verso le donne che preferiscono vivere l’indipendenza e l’androfobia viene riconosciuta a chi soffre realmente di un problema che compromette la vita affettiva e relazionale di una donna. Le cause spesso si riconducono a violenze e abusi subiti nell’infanzia, o più semplicemente a rapporti disfunzionali intercorsi con la figura genitoriale maschile e che non vengono correttamente elaborati.

Si tratta di una paura che ha in realtà radici profonde, è la paura di essere abbandonati, di fare del male all’altro/a o al contrario di venire risucchiati in un rapporto totalizzante.

Le donne androfobiche cercano relazioni, ma sempre “precarie” e rifuggono dall’impegno non solo nel senso temporale ma anche come capacità di mettersi in gioco, di impegnare le proprie emozioni e di sperimentare il modus affettivo. Un film che ricorda sotto un profilo umoristico l’androfobia è “Se scappi ti sposo” dove Julia Roberts, per ben quattro volte si ritrova ad essere una sposa fuggitiva.  “

In molti casi queste donne rifiutano il compromesso con il sesso maschile, non accettandone la diversità e non vogliono impegnarsi nell’elaborare una strategia relazionale con cui far pace con l’uomo, rifiutandone ogni forma di relazione seppur amichevole.

Molto spesso sono donne che ricercano figure maschili cariche di aspettative e sognano che un giorno possano essere profondamente smentite le loro ostilità.

Si tratta spesso di donne con uno stile di personalità autarchico che spesso provano emozioni forti come la rabbia, la paura, la malinconica ed una sorta di distacco emotivo che induce a vedere nell’oggetto amato solo colpe e difetti e nella nuova situazione una fonte di dubbi e preoccupazioni. Tutto questo si trasforma in una abitudine a non lasciarsi andare per non rischiare di essere traditi e di soffrire e che può assumere le forme di una vera è propria anoressia sentimentale, detta anche “amoressia”. Un film recente che riprende i temi dell’androfobia e dell’anoressia sentimentale è “Ciliegine”  con una strepitosa Laura Morante nelle vesti di una adrofobica.

Ciò che stupisce è che in questi casi non  sono gli uomini ad essere inadeguati, sono le donne a nutrire aspettative distorte e a mostrarsi ipercritiche nei loro confronti. Donne influenzate dal femminismo, che invece di rassegnarsi a fare una bella psicoterapia, continuavano a cercare di cambiare i loro partner”. Un comportamento agli antipodi, ma anche con alcuni tratti in comune, con la vocazione “io ti salverò”, la celebre sindrome di “androdipendenza” analizzata da Robin Norwood che con le sue “donne che amano troppo” finiva per colpevolizzare le donne per le loro scelte degli uomini sbagliati.

Si può intraprendere un percorso per controllare le reazioni, ma è difficile accettare una fobia del genere, il mio consiglio è di intraprendere un percorso terapeutico che possa aiutare gli androfobici a superare questo scoglio e a liberarsi da catene emozionali negative che soffocano l’espressione dell’amore.

 

 

Condividi:
Gabriella Attimonelli

Gabriella Attimonelli