Leggere insieme

Leggere insieme : un dono per l’infanzia

Leggere insieme

• di Marta Marncini •

Leggere è certamente un qualcosa di caro e prezioso per molti di noi, anche se è sempre più difficile trovare il tempo per farlo.

Ma leggere dei racconti o delle fiabe ai bambini è un atto di generosità, un dono che ben presto potrebbe trasformarsi in una sana abitudine, un importante risorsa alla quale attingere per il resto della vita.

Ascoltare un adulto leggere storie è, per tutti i bambini, un momento di condivisione e proprio come accadrebbe nelle migliori fiabe, possono succedere molte cose “magiche”. Abituare  al racconto di storie, magari proprio prima di andare a dormire, può infatti definire una routine condivisa tra adulto e bambino estremamente significativa.  Non a caso, in quel tempo a lui dedicato, il bambino si sente importante, amato e l’ascolto della storia rende possibile sperimentare e vivere insieme ad un adulto, le proprie emozioni, desideri, fantasie nonché le sue paure e angosce.

Leggere insieme

A questo punto è utile fare una brevissima distinzione tra la fiaba e il racconto.

Apparentemente potrebbe sembrare che ascoltare una fiaba significhi recepire passivamente ciò che è stato scritto dall’autore.

In realtà queste hanno particolari caratteristiche che le rendono adatte ad essere “rivisitate” dalla nostra fantasia: Leggere insieme

  • sono atemporali, “c’era una volta, tanto tempo fa”, non si svolgono in un luogo preciso “in una terra lontana”.
  • i personaggi sono poco caratterizzati dunque è più facile attribuirgli caratteristiche che in quel momento il bambino ha bisogno di sperimentare.

I racconti invece hanno una storia generalmente più semplice, meno strutturata, trattano di argomenti maggiormente realistici, attraverso un linguaggio chiaro e diretto. Inoltre la maggior parte dei racconti per l’infanzia si avvalgono in maniera significativa delle immagini, per cui lasciano meno spazio all’immaginazione.

Nutrire i bambini con le parole

Diversi studi condotti negli Stati Uniti e sintetizzati da Merletti, hanno ormai dimostrato come i bambini che sono stimolati attraverso la lettura e/o l’ascolto, non solo sviluppano un linguaggio più ricco e articolato e dunque una maggiore capacità narrativa, ma sono più abili nel gestire le proprie emozioni. Inoltre, la lettura amplia i tempi di attenzione e della concentrazione educando all’ascolto e al silenzio. Più si riuscirà ad attirare l’attenzione di un bambino con una storia, più aumenterà il suo tempo di attenzione.

Molti genitori che sono soliti raccontare fiabe o racconti di vario tipo, avranno certamente notato come il proprio bambino spesso richieda per un certo periodo di tempo, la lettura di uno stesso libro. Bruno Bettelheim, un illustre psicologo infantile, nel suo libro “Il mondo incantato” ci spiega come questi momenti sono molto importanti per lo sviluppo psicologico del bambino in quanto attraverso l’esposizione ripetitiva alla storia, per qualche ragione a lui particolarmente significativa, cerca soluzioni proprie a dilemmi, conflitti e paure che magari ha affrontato nel corso della giornata o che riguardano quel particolare momento evolutivo.

Dunque un racconto può anche essere volutamente utilizzato per aiutare il bambino a verbalizzare e a familiarizzare con emozioni e timori altrimenti inaffrontabili. Inoltre, se è un genitore o comunque una figura di riferimento a raccontare la storia, il bambino si sentirà più vicino all’adulto  .

Ad esempio è abbastanza frequente per i bambini, soprattutto dai tre anni in poi, avere paura di dormire da soli nella propria stanza. Non è insolito che questa paura sia accompagnata da un attività fantasmatica popolata da mostri e fantasmi di vario tipo.

In tal senso per Melanie Klein, psicoanalista infantile, la fantasia e l’immaginazione, presenti nel bambino fin dalla nascita, lo accompagneranno in tutte le sue fasi evolutive e costituiranno sempre la base per qualsiasi forma di creatività. Primo compito creativo dell’uomo è la costruzione del suo mondo interno e il poterlo rappresentare in forma  simbolica.

La capacità di fantasticare svolge una funzione regolatrice nel complesso sistema della vita psichica dell’individuo. L’inevitabile contatto con la realtà pone il bambino a confronto con le problematiche e le incertezze dell’esistenza umana(seppur rapportate alla sua età), spesso vissute in modo drammatico. Da questo confronto, come già aveva fatto notare Sigmund Freud padre della psicoanalisi, emergono inevitabilmente delle frustrazioni che potrebbero portare il fanciullo a percepire il reale come pericoloso ed ostile, di fronte al quale può sperimentare vissuti di angoscia e impotenza. È proprio in questa fase che entra in gioco la fantasia, la quale ha il potere di ridimensionare gli aspetti più temibili, difficili e aggressivi della realtà, dunque in questo modo il mondo esterno viene tramutato in una serie infinita di fatti immaginari maggiormente appaganti e rassicuranti. L’animismo infantile è un modo di leggere il reale. I bambini attribuiscono a cose inanimate stati mentali ed emotivi, trasformandoli in base ai propri bisogni e desideri. Con la fantasia, la realtà  minacciosa ed ostile viene esorcizzata in modo tale da poter neutralizzare conflitti e frustrazioni.

A tal proposito c’è il libro di Guido Van Genechten “ Un fantasma nel mio letto”, a mio avviso molto carino, che ho utilizzato spesse volte con discreto successo. Questa storia in particolare è per lo più adatta a partire dai tre anni.

L’autore interpreta i vissuti dei più piccoli attraverso simpatici personaggi (si tratta di pinguini) cercando di smitizzare le paure infantili con situazioni che fanno sorridere e attraverso rapporti affettivi rassicuranti.

 

“È l’ora della nanna e Giacomo è già sotto le coperte in compagnia del suo orsacchiotto.

Complici il buio e il silenzio della notte, però, gli sembra proprio di sentire un “Cr… cr… cr…”.

Di sicuro è un FANTASMA! Un fantasma che non può che trovarsi sotto il suo letto!!

Chiama il papà, che preoccupato accorre in suo aiuto: di fantasmi però nemmeno l’ombra. Anzi! A dire la verità non esistono affatto, dice papà.

Rassicurato, Giacomo si rimette a dormire, ma ecco che di nuovo viene destato da un rumore, un fruscio sospetto e inquietante: il fantasma adesso è dietro le tende!”

 

Dunque leggere non solo può rivelarsi un bellissimo passatempo ma può anche avere una valenza terapeutica che si manifesta in maniera del tutto naturale e inattesa, nel semplice atto di leggere insieme al proprio bambino.

Margot Sunderland, direttrice del “Institute for Arts in Therapy and Education” di Londra, si è dedicata per molti anni all’educazione affettiva infantile tramite l’uso di storie. Dai suoi studi emerge come la scelta accurata di una fiaba possa rendere possibile raggiungere il mondo interno del fanciullo senza invadere la sua sensibilità, consentendogli di comunicare indirettamente le sue emozioni. Secondo la Sunderland, una storia per avere degli effetti terapeutici deve:

  • offrire delle opzioni alternative al comportamento da tenere di fronte ad un possibile ostacolo,
  • offrire nuove possibilità e soluzioni creative per fronteggiare e superare problemi apparentemente insormontabili,
  • mostrare come trattare in modo più efficace e molto meno doloroso i più comuni problemi emotivi e infine offrire opzioni per un nuovo modo di essere.

In tal senso, un altro  libro che potrei consigliare come lettura “prima di andare a dormire” ma non solo, è “Piccolo buio” di Cristina Petit, anche questo indicato a partire dai tre anni. Come il titolo lascia facilmente intuire, in questo libro si racconta l’avventura notturna di Talla, una bambina che cerca di affrontare i mostri che misteriosamente popolano la sua casa di notte. Grazie al suo coraggio,  Talla scopre che le misteriose ombre notturne non sono mostri, ma le luci degli elettrodomestici,  così le paure si dissolvono, Talla ora ha fiducia in se.

È importante informare o comunque ricordare, che anche i bambini al di sotto dei tre anni possono familiarizzare con i libri; ma come scegliere il libro giusto in base all’età del bambino? Vediamo alcune indicazioni in base all’età.

  • A partire dai sei mesi i più piccoli sono attirati dalle immagini in essi contenute, per cui è utile acquistare libri resistenti e atossici in quanto in questa fase dello sviluppo il bambino impara a conoscere gli oggetti soprattutto portandoli alla bocca. I libri non fanno eccezione!
  • Dai 12 mesi scegliamo libri che attirano l’attenzione come quelli che raffigurano oggetti e azioni quotidiane che il bambino sperimenta; in questa fase è infatti  in grado di manipolare da solo il libro girandone le pagine, per cui è utile scegliere libri maneggevoli che può con facilità porgere all’adulto per coinvolgerlo nella sua attività.
  • Intorno ai 18 mesi generalmente i bambini prediligono libri in cui sono presenti animali o situazioni che raffigurano azioni quotidiane, descritte con frasi brevi e semplici.
  • A partire dai 24 mesi i bambini iniziano ad inventare e a raccontare storie, soprattutto ai propri giocattoli, prendendo spunto dalla realtà che vivono o dai personaggi con cui ora si identificano.
  • A 30 mesi il bambino inizia a scegliere autonomamente i libri da leggere, per lo più a questa età si prediligono libri che parlano di rapporti tra coetanei o tra fratelli, ma anche storie di avventura o fantastiche.

Dal momento in cui il bambino è in grado di raccontare delle storie autonomamente, indicati sono i libri nei quali sono presenti unicamente immagini in sequenza tra di loro, per cui in questo caso sarà proprio il bambino l’autore della storia, potendo così sperimentare la sua creatività e dare sfogo alla sua fantasia. Vi assicuro che è divertentissimo vedere come i più piccoli “emulano” il modo di leggere e raccontare dell’adulto!

Come leggere ai nostri futuri lettori

Sarebbe una buona abitudine scegliere un luogo intimo e appartato dove leggere in tutta tranquillità, magari proprio nella stanza del piccolo.

L’adulto che legge dovrebbe farlo sempre ad alta voce, cercando il più possibile di animare la storia in modo da aumentare i tempi di attenzione e creare un abitudine all’ascolto. Infine, tutto questo crea nel bambino il desiderio di imparare a leggere.

Può essere utile di tanto in tanto, fare domande riassuntive o che indagano il livello di comprensione, spiegare il significato di termini nuovi e fargli raccontare la storia alla fine di ogni lettura. Sempre se ne ha voglia ovviamente!

Inoltre, per incentivare l’autonomia nel contatto dei libri, è opportuno riporli su degli scaffali ad altezza di bambino, in modo tale da rendergli agevole tale operazione, un po’ come diceva Maria Montessori, anche l’arredamento deve essere a misura di bambino, non solo i giochi e le attività.

 

Per trasformare la lettura in un ulteriore momento di socializzazione e condivisione, vi informo che molte librerie e biblioteche negli ultimi tempi, hanno iniziato ad organizzare eventi come le “letture animate”, dove possono partecipare i bambini con i loro genitori, eventi nei quali una o più storie vengono narrate e animate da del personale esperto; si tratta di un’esperienza oltreché divertente anche formativa, che sicuramente vi lascerà piacevolmente sorpresi.

Infine, ci terrei a sottolineare come l’intento principale di chi legge non deve essere  finalizzato solo a risolvere eventuali “difficoltà” nel bambino ma soprattutto, quello di divertirsi insieme. È questa la magia della lettura.

Dunque così come un bambino necessita di essere tenuto per mano per imparare a camminare, così ha bisogno di essere incoraggiato, supportato e accompagnato nel difficile percorso del suo sviluppo emotivo. Leggere insieme equivale a tenerlo per mano durante i suoi primi passi.

Se avete dubbi o siete interessati ad approfondire meglio l’argomento, sarò lieta di rispondervi, potete contattarmi on-line inviandomi una mail.

A questo punto non mi resta che augurarvi buona lettura!

 

Bibliografia:

 

  1. Bettelheim B. (1977), “ Il mondo incantato. Uso, importanza e significati psicoanalitici delle fiabe”. Milano: Feltrinelli editore
  2. Freud S., (1917), “ Introduzione alla psicoanalisi”. Torino: Bollati Boringhieri
  3. Merletti R. (1996), “ Libri e lettura da 0a 6 anni”. Milano: Mondatori, p. 19-20
  4. Scocchera A. ( a cura di ), (2002), “ Maria Il metodo del bambino e la formazione dell’uomo. Scritti e documenti inediti e rari”. Roma: Edizioni Opera Nazionale Montessori
  5. Segal H. ( 1981), “ Melanie Klein”. Torino: Bollati Boringhieri
  6. Sunderland M. (2000), “ Raccontare storie aiuta i bambini. Facilitare la crescita psicologica con le favole e l’invenzione”. Torino: Erikson

 

 

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Marta Mancini

Marta Mancini

Psicologa – Psicodiagnosta