Un dinosauro per amico.

Intervento integrato con il cavallo in un caso clinico di disturbo dello spettro autistico.

• di Cinzia Correale •

Sono sempre più numerose le evidenze degli effetti positivi di interventi ricreativi e terapeutici assistiti dagli animali e rivolti a bambini con Disturbi dello Spettro Autistico (ASD). È stato ipotizzato che l’efficacia di tali interventi derivi dalla capacità degli animali di stimolare aspetti legati alla socialità e alla comunicazione, contrastando quindi il ritiro sociale che caratterizza i soggetti con autismo. In questo articolo viene descritto il caso di un bambino con autismo ad alto funzionamento incluso in un intervento assistito con il cavallo (o riabilitazione equestre) della durata di due anni. In particolare, la relazione con l’animale è stata usata dal terapista per stimolare la “narrazione” del bambino, come principale mezzo di comunicazione e di comprensione delle esperienze vissute.

Durante il corso dell’intervento, il bambino ha gradualmente abbandonato la sua tendenza a evitare il contatto con il presente e a rifugiarsi in un passato o in un futuro immaginario. Gli interventi con gli animali rappresentano un interessante approccio complementare a strategie di trattamento più classiche, soprattutto per la loro potenzialità di facilitare la verbalizzazione di stati interiori negativi e quindi di promuovere il benessere psicologico attraverso il legame con l’animale.

X, 8 anni, affetto da “autismo ad alto funzionamento” diagnosticato a 3 anni, è stato seguito per circa 2 anni in un percorso terapeutico-riabilitativo con il cavallo, in aggiunta alla logopedia e terapia occupazionale che già riceveva.

Il bambino è alto per la sua età, robusto, non  molto agile. Frequenta la scuola con un insegnante di sostegno, è ben integrato,  ha un discreto profitto, un’ottima manualità e buoni rapporti soprattutto con alcuni tra i suoi compagni. Figlio di genitori separati, vive con la madre che ritiene le manifestazioni patologiche del figlio conseguenza del “morso di un cane” avuto attorno ai 3 anni. Molto appassionato di paleontologia, con predilezione per i dinosauri, è interessato anche agli alieni. Non presenta significativi ritardi cognitivi, ha qualche difficoltà nella gestione dell’igiene personale, in quella della rabbia (che esplode specie se viene contraddetto) e presenta variazioni umorali anche repentine.

L’equipe multidisciplinare che ha seguito il paziente è composta da uno psichiatra, uno psicologo, un tecnico di Riabilitazione Equestre. Il cavallo utilizzato è Avalon, mezzo pony, femmina di indole molto docile. Il lavoro, pubblicato su Rivista di Psichiatria, prende in esame il caso clinico attraverso l’analisi delle narrazioni tra il bambino e la psicologa che lo accompagna durante le sedute di Riabilitazione Equestre.

P: “Ci sono i dinosauri che ci vogliono uccidere”

T: “Aiuto, che paura”

P: “Scappiamo! Anzi no facciamo una trappola cosi li catturiamo, facciamo una buca e poi la riempiamo di foglie cosi loro ci cadono dentro”

T: “Bravissimo, mi sembra una buona idea!”

P: “Devo progettare un piano!”

T: “Sì, magari lo puoi disegnare su un foglio così poi la prossima volta che vieni lo porti e lo spieghi anche a me!”

La narrazione ha in psicoanalisi molteplici ed importanti funzioni proponendo, nello spazio dell’incontro, immagini e fantasie costruite e ricostruite relative al mondo interno del soggetto e al campo della relazione analitica. Come scrive Caprettini:

Il racconto, il raccontare, il muoversi all’interno di un panorama cognitivo di tipo narrativo vuol dire essere disposti a cambiare qualcosa…”.

Le narrazioni del paziente – che emergono con particolare forza durante la “passeggiata” – hanno scenari molto lontani nel tempo (preistoria/dinosauri e futuro/alieni). I dinosauri, in particolare i protagonisti di Jurassic Park, sono molto presenti nei suoi racconti, “drammatizzati” in eventi catastrofici (vogliono aggredire qualcuno, bisogna scappare, ecc.)

Nell’articolo si spiega come, per lo sviluppo mentale – al di là dei meccanismi neurobiologici –  è essenziale l’interazione con gli altri, un processo di “socializzazione” che metta in contatto l’uomo  con il suo ambiente di riferimento: nel caso dell’ASD questo meccanismo si altera producendo un “funzionamento mentale” dove la relazione – che pure esiste – si sviluppa attraverso modalità alternative o forse in certi casi “alternanti”. Il problema è  come intervenire su questo.

La presenza del cavallo nel  campo di lavoro con il paziente (il cui atteggiamento dominante è quello di evitare il contatto con il presente rifugiandosi nell’ immaginario con manipolazione fantastica del passato e del futuro)  ha facilitato la relazione con il terapista, ed ha consentito l’approccio ad  un momento relazionale/riabilitativo dove l’animale, favorendo il contatto con le parti sane, sembrerebbe riuscire ad agevolare l’accesso al presente. Grazie alla presenza del cavallo nell’ampiezza e fluidità del campo di lavoro, si é forse iniziata a strutturare una relazione “incoraggiante” per il paziente, che risponde alla richiesta di ascolto rappresentata dalla narrazione dei prodotti del suo fantastico.

Per ulteriori approfondimenti:

CERINO S, BORGI M, FIORENTINI I, CORREALE CLORI A, CIRULLI F (2016). Equine-Assisted Intervention in a child diagnosed with autism spectrum disorder: a case reportRiv Psichiatr; 51(6):270-274.
Condividi:
Cinzia Correale

Cinzia Correale

Psicologa Clinica – Esperta in Interventi Assistiti con Animali, Infanzia e Famiglia.