Il disturbo di personalità schizoide… che cos’è?

Il disturbo schizoide fa parte dei disturbi di personalità (cluster A) ma spesso questo termine viene utilizzato impropriamente o addirittura confuso con la schizofrenia, il disturbo schizotipico e il disturbo schizoaffettivo, con i quali però condivide solamente la radice “schizo”. Facciamo chiarezza.

Disturbo Schizoide: un po di storia

La nozione di disturbo schizoide di personalità fu introdotta dall’APA negli anni ’50, ma il termine schizoide fu coniato precedentemente, alla fine dell’800, per indicare uno stato mentale che presentava qualche somiglianza con la schizofrenia. Per questo i termini hanno la stessa radice, il greco skizo, “scissione”, e in passato questo disturbo è stato anche definito, impropriamente, “pre-schizofrenia”.

In effetti, ancora oggi, sono pochi (esperti a parte!) che conoscono questo tipo di disturbo, e quando se ne parla, la maggior parte delle persone utilizza in modo indistinto  “disturbo schizotipico”, “schizofrenia” e “disturbo schizoaffettivo”.

La confusione deriva sicuramente dal prefisso “schizo” che è una versione latinizzata di una parola greca che significa “scissione”. Quindi, per essere chiari, il disturbo schizoide di personalità è una diagnosi completamente separata da quelle sopra citate.

Il disturbo shizoide: come riconoscerlo

Il disturbo schizoide di personalità, viene anche definito da qualche esperto come il  disturbo “nascosto” o “silenzioso” perché agli occhi delle persone è improbabile notare qualcosa che non va e quindi la persona con tale disturbo soffre silenziosamente.

Come si può riconoscere allora?

Allarme 1 ! Se si pone attenzione si nota che nella persona è  presente una modalità pervasiva di distacco da tutti i contesti sociali: la parola chiave per il disturbo schizoide di personalità è infatti “separato”.
Le persone sono  infatti  l’incarnazione della personalità autonoma, sono disposte a sacrificare l’intimità per preservare la loro autonomia e il loro isolamento, e stanno ai margini della società, diventando anche abbastanza isolati.


Allarme 2,3,4,..
Mancanza di fiducia di base. Le prime esperienze traumatiche dell’infanzia con genitori indifferenti, negligenti, invadenti o violenti hanno lasciato le persone schizoidi con la convinzione che fare affidamento su altre persone sia intrinsecamente pericoloso. La maggior parte di queste persone riferisce che all’età di 7 anni si era già resa conto di non poter fare affidamento circa gli adulti di riferimento (Klein, 1995).

Eccessivamente autosufficiente. La soluzione schizoide alla loro mancanza di fiducia negli altri è cercare di diventare il più indipendenti e autosufficienti possibile. Tendono anche ad essere molto privati e raramente condividono i dettagli della loro vita personale con molte persone. La maggior parte delle persone con disturbo schizoidi è brava con i soldi e risparmia con cura. Dicono che essere finanziariamente indipendenti dia loro un maggiore senso di sicurezza.


Dissociazione. Rispetto ad un passato pesante vissuto nell’ambiente famigliare, le persone  schizoidi non erano in grado di reagire o di andarsene fisicamente. Tuttavia, hanno scoperto come dissociarsi dal loro corpo quando erano spaventati e andare da qualche parte al sicuro nella loro mente. Sfortunatamente, quando raggiungono l’età adulta, l’abitudine di dissociarsi quando si sentono stressati è così radicata che lo fanno automaticamente, anche quando preferirebbero non farlo. Niente sembra emotivamente significativo o reale, e possono continuare a funzionare in modo “robotico” per tutto il tempo necessario.


Paure sociali. La maggior parte delle forme di intimità interpersonale sono vissute come potenzialmente pericolose. Ciò è particolarmente vero quando l’altra persona ha una voce forte, modi prepotenti e sembra imprevedibile. Comportamenti evitanti. La risposta di base che la maggior parte delle persone con SPD ha alle proprie paure sociali è di prenderne le distanze, sia fisicamente che emotivamente.

Fuga dalle relazioni. Tendono anche a costruire “sportelli di fuga” nelle loro relazioni intime: con tale termine si intende un modo semplice per giustificare l’abbandono periodico della relazione, come accettare un lavoro che comporta viaggi frequenti o iniziare una relazione con una persona sposata che non può stare con loro tutto il tempo. L’idea di dover avere una relazione senza barriere li rende molto ansiosi.

Relazioni dentro e fuori. Uno dei modelli di relazione tipicamente schizoidi implica entrare e uscire ripetutamente dalla stessa relazione romantica (Klein, 1995). Inizialmente, si sentono molto innamorati e cercano di convincere l’altra persona a ricambiare i loro sentimenti. Tuttavia, non appena l’altra persona restituisce i propri sentimenti e non ci sono più barriere reali all’intimità, si spaventano. Ignorano inconsciamente i loro sentimenti per proteggersi e trovare una scusa per ritirarsi dalla relazione. Tuttavia, con l’aumentare del tempo e della distanza tra loro e il loro ex, la loro paura diminuisce. Cominciano a provare di nuovo amore e attrazione.

Il comportamento può sembrare narcisistico. A volte, le persone in una relazione romantica con una persona schizoide possono scambiare i comportamenti di cui sopra per comportamenti narcisistici perché sembrano superficialmente simili e quasi menefreghisti. Tuttavia, il motivo dello schizoide è abbastanza diverso da quello del narcisista. I narcisisti se ne vanno perché si sono annoiati o arrabbiati, non idealizzano più il loro partner e vogliono la convalida di qualcuno di nuovo. Le persone con disturbo schizoide di personalità se ne vanno perché si sentono intrappolate e hanno paura di essere controllate (Greenberg, 2016).

Terapia del disturbo schizoide di personalità

I pazienti affetti da tale disturbo raramente sentono la necessità di chiedere aiuto. La cura del disturbo schizoide di personalità maggiormente indicata è rappresentata dal trattamento cognitivo comportamentale. Nello specifico si tratta in genere di una psicoterapia individuale a lungo termine che mira a individuare pensieri, emozioni e comportamenti disfunzionali che caratterizzano il soggetto. L’obiettivo finale del trattamento è quello di migliorare la qualità di vita del paziente schizoide in accordo con le sue esigenze. La terapia avrà come scopi principali l’apprendimento di abilità sociali di base (chiedere, comunicare, scusarsi, controllare l’ansia, fare un complimento, essere diplomatici, adattarsi alla situazione, etc.) e abilità di identificazione delle emozioni, proprie e altrui. Il terapeuta dovrà comunque rispettare il bisogno di solitudine del paziente senza né spingerlo a socializzare in maniera forzata né lasciare che si isoli completamente. In un secondo momento potrebbe iniziare parallelamente una terapia di gruppo.

Per qualsiasi dubbio e ulteriori chiarimenti scriveteci all’indirizzo e-mail
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Articolo scritto in collaborazione con la tirocinante, dr.ssa Carlotta Giovanelli

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