L’AMORE: UN SENTIMENTO SINGOLARE CON UNA PLURALITA’ DI DECLINAZIONI

Di amore si può parlare in molti modi, si tratta di un sentimento particolare e di uno stato emotivo del tutto singolare che sta stretto in una definizione univoca ed assoluta.

All’interno del termine amore, infatti, confluiscono molteplici accezioni e ciò è giustificato dal fatto che l’amore presenta numerose sfaccettature e può essere analizzato e percepito da altrettante prospettive di osservazione.

La vera etimologia della parola amore è ignota. L’ipotesi maggiormante accreditata tra i linguisti è quella che fa derivare la parola amore dal sanscrito kama, ovvero desiderio, passione, attrazione (kama-sutra significa: aforismi, brevi discorsi sul desiderio, sulla passione fisica). Anche il verbo amare risalirebbe alla radice indoeuropea ka da cui (k)amare, cioè desiderare in maniera viscerale, in modo totale ed integrale. Esiste anche l’ipotesi che derivi dalla radice latina am (onomatopeica, legata al cibo e al mangiare) o da quella etrusca ami (madre, infatti la parola aminth in etrusco  indicava l’amore). La radice latina, da cui sembra derivi anche la parola amicius (amicizia), a sua volta dovrebbe derivare dalla parola ittita hamenk, che significa legare, unire, congiungere. Un’altra teoria colloca l’origine della parola amore nella cultura egizia, ipotizzando che possa essere formata da a, prima lettera dell’alfabeto, il cui valore numerico è “uno” e che , pertanto, rappresenta l’Uno Divino e da mer, radice che nell’antico Egitto esprimeva vari tipi di attrazione (affinità, desiderio, amore) e tutto quello che portava due individui ad unirsi. Non a caso gli antichi egizi chiamavano le piramidi mer, prima che i greci le nominassero piramidi (ovvero il fuoco magnetico che unisce cielo e terra). L’amore, quindi, secondo tale ipotesi, è l’Uno divino che tutto collega a sé, in qualsiasi direzione.  Esiste poi la convinzione, condivisa da una minoranza di linguisti, che amore derivi da a-mors, dall’alpha privativo greco e dal latino mors, morte, per evidenziare il significato di attaccamento forte e viscerale alla vita.

Se con amore non si intende solamente il legame tra due persone, di amore si parla anche al di fuori del rapporto a due e si arriva all’amore dei genitori per i figli e viceversa, all’amore verso il proprio paese, all’amore verso il bene, il cosmo, la divinità.

 “Non esiste probabilmente nessun altro termine usato in modi tanto diversi come ‘amore’. L’amore può essere inteso come atteggiamento mentale o un’attività fisica, ma è indiscutibile che costituisca una emozione e, quindi, un processo fisiologico del corpo umano”. Alexander Lowen

IL SUO SCRIGNO: IL CUORE

Alexander Lowen, in molti dei suoi scritti, affronta il ruolo, materiale e simbolico, del cuore.

Nessun altro termine è più indicativo, da un punto di vista iconico e simbolico, dell’Amore: il cuore ne rappresenta la più profonda rappresentazione archetipica, riscontrabile in ogni direzione spazio culturale sia diacronica sia sincronica. Rimanda ad un centro, ad un fulcro. Non a caso si ritiene che il cuore sia al centro dell’organismo. Il cuore come centro emotivo dell’essere umano ma anche come centro spirituale, come fonte di vita. La rappresentazione simbolica si rifà, ovviamente, al fondamento fisico del cuore, ovvero alla sua funzione di pulsazione ritmica che diffonde il sangue per tutto il corpo.

“Se il cuore non fosse coinvolto nel complesso della vita del corpo, sarebbe solo una pompa.

Ma lo è, ed è questo che ne fa un cuore e non una pompa”. AlexanderLowen

Lowen mise in evidenza la ricchezza di locuzioni, frasi, modi di dire che riflettono un forte legame tra amore e cuore. Il cuore come scrigno di emozioni, cantate, musicate e messe in versi da innumerevoli ed illustri poeti.

Ma come ebbe a sottolineare Lowen, le emozioni non sono “voli dell’immaginazione” ma vanno riferiti a processi fisici reali che ne sono la causa. Sentire il cuore leggero o pesante significa avvertire un incremento o meno dell’eccitazione dell’organismo.

Lo stato di eccitazione di un individuo è messa in atto attraverso il corpo, che la rende visibile.

Lowen mette in stretta correlazione l’eccitazione con la vita, potendo aumentare o diminuire ma l’assenza di eccitazione è presente solo con la morte. Lo stato di eccitamento positivo si avverte nelle situazioni piacevoli, quando il corpo è in uno stato di espansione, l’energia si sprigiona in superficie ed il respiro è profondo.  Al contrario, nell’eccitamento negativo, in situazioni di paura e di pericolo, il corpo appare contratto, la carica energetica si ritrae dalla superficie ed il respiro è debole, forzato e rapido.

Come evidenzia Lowen, ci sono molti modi per stabilire un contatto affettuoso, prescindendo dal reale contatto fisico.

Il suono, ad esempio, esercita una potente forza sul corpo, basti pensare alle differenti reazioni rispetto ad una voce suadente, calda  e ad una voce fredda ed ostile. Le parole amorevoli possono suscitare piacere a prescindere dal contenuto che veicolano ma con il solo suono melodioso con le quali vengono pronunciate. Basti pensare al benessere che evoca il suono di una ninna nanna ad un bambino e alla potenza rievocativa dello stesso anche a distanza di tanto tempo.

Così come i suoni anche le immagini possono toccare le corde del cuore.

L’amore, pertanto, ha una portata, secondo Lowen, quasi ubiquitaria nel piacere. Un bambino che tiene stretto un orsacchiotto prova un piacere d’amore, così come gli amici provano amore a nello stare insieme, in uno stato di reciproca vicinanza fisica ed emotiva. Stesso principio può essere applicato all’amore che si prova per un cane o per un gatto.

“Amare vuol dire sentirsi uniti, non solo in un modo astratto, come nell’amore dei nostri simili, ma fisicamente, attraverso una unione intima”. Alexander Lowen

L’AMAE, L’IKIGAI ED IL WABI-SABI: DECLINAZIONI DELL’AMORE SCRITTE IN KANJI

L’amore rappresenta, quindi, un contenitore dove vengono riposte e custodite innumerevoli manifestazioni espressive che, pur avendo una matrice comune, si colorano di vari appellativi con forte ancoraggio culturale. Volgendo lo sguardo all’Oriente, al Giappone in particolare, si incorre nell’espressione di emozioni riconducibili all’amore dalla chiara caratterizzazione culturale di appartenenza.

In Giappone, le madri mantengono un contatto fisico e visivo con i figli prolungato nel tempo. Le interazioni madre-bambino si basano sulla stimolazione sociale, tipica delle società interdipendenti e le comunicazioni elicitano le emozioni dei figli garantendone sempre uno stato protettivo. Il termine che connota questa emozione di amore materno è Amae: una parola oggetto di studio da parte di Takeo Doi, (psicoanalista giapponese scomparso di recente)  ed è un sostantivo usato per spiegare sia il comportamento di una persona che cerca di incarnare una figura legata all’autorità, come un genitore,  un insegnante o un superiore, a prendersi cura di qualcuno, sia l’amorevole dipendenza dei figli dalla madre, quale figura indulgente che è abile nell’anticipare l’espressione del bisogno.

Takeo Doi spiega che l‘amae è la forma sostantivale di amaeru, un verbo intransitivo che lui definisce come “presumere la benevolenza di un’altra persona”, indica “l’essere indifeso e il desiderio di essere amato”. 

«Il prototipo psicologico di Amae è fondato sulla psicologia del bambino nel suo rapporto con la madre; non un neonato, ma un bambino che si è già reso conto che sua madre esiste indipendentemente da lui… Quando la sua mente si sviluppa, il bambino gradualmente si rende conto che lui e sua madre sono esistenze indipendenti e arriva a sentire che la madre è qualcosa di indispensabile per lui; possiamo dire che proprio il desiderio di un contatto intimo così sviluppato costituisce l’Amae». Takeo Doi

Il termine giapponese Ikigai può abbracciare un ampio ventaglio di significati: il senso della vita, il pensiero che ci spinge all’azione motivata, la gioia e l’amore per le cose che rendono la vita degna di essere vissuta e  la realizzazione di sé. L’Ikigai rimanda, quindi, allo stato d’animo di una persona che conosce il significato della propria esistenza e sperimenta la gioia straordinaria di chi ha di fronte progetti dotati di una traiettoria di senso profondamente desiderata.

Chi ha preso coscienza del proprio Ikigai prova amore per la vita ed esperisce in modo pervasivo un profondo appagamento interiore, guarda al mondo con ottimismo e si percepisce carico di energia. E’ una persona che prova entusiasmo, nel senso letterale del termine (il dio dentro), motivata e supportata da una grande forza d’animo e caratterizzata da una eccezionale resilienza ed antifragilità.

Anche il Wabi-sabi rappresenta una forma espressiva di amore di difficile traduzione.

Il Wabi-sabi non risiede nelle cose ma nella natura autentica della vita stessa. E’ una reazione intuitiva alla bellezza che rispecchia la vera natura della vita, accettazione e apprezzamento della natura transitoria, imperfetta ed incompleta di tutte le cose. Si tratta di una sperimentazione del mondo da una prospettiva interna, in una dimensione di sospensione di giudizio e di totale accettazione. Il Wabi-sabi significa fermarsi, prendersi il tempo per prestare attenzione alla bellezza della quotidianità e delle piccole cose che la vita offre, sentendo dentro una forte gratitudine nei confronti della vita stessa, tralasciando la perfezione ed accettando l’imperfezione. Il Wabi-sabi è una reazione profonda alla bellezza che rispecchia e rispetta la natura delle cose nella loro essenza, si sperimenta attraverso il contatto con la natura e ci ricorda, attimo dopo attimo, in  tempo lento e rispettoso, che facciamo parte di un qualcosa di meraviglioso.

Nel Wabi-sabi c’è Amore, Entusiasmo e Gratitudine.

AMORE DENTRO E INTORNO

Amore dentro per riuscire a percepire l’Amore intorno. Due dimensioni che si autoalimentano, che si nutrono di esperienze, di pensieri, di emozioni, di ricordi e di aspettative. Due dimensioni che evolvono e si connotano di consapevolezza. Quella consapevolezza che porta ad assaporare il benessere di percepire nettamente il senso della propria esistenza, di accettare le sfide, di ascoltare la chiamata ed iniziare il viaggio eroico della Vita, anche con un bagaglio pesante.

L’amore si connota di immagini, le più appassionate sono quelle legate ai paesaggi, alle manifestazioni della Natura, quelle che ti tolgono il respiro, quasi a voler rimanere fermi, immobili al cospetto di tanta bellezza. Espressioni di un divino benevolo. Espressioni di un Amore che avvolge e stravolge, come un tramonto infuocato, la neve azzurrina, i prati dalle mille gradazioni di verde, il mare che luccica al sole, il profilo di una madre che bacia il suo bambino, gli occhi umidi di chi arriva o torna nella propria terra del cuore.

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